Il 31 dicembre 2009 è passato da un pezzo. E ancora una volta Nietzsche ha avuto ragione, con la sua teoria sull’eterno ritorno dell’uguale. Almeno per quanto riguarda il testo del decreto-legge del 27 luglio 2005, convertito in legge 155 sulla Gazzetta Ufficiale n.177 del 1 Agosto 2005. Il decreto Pisanu, dal nome del suo principale fautore, continua ad essere prorogato a oltranza, e la sua macchinosità, mista ad una concezione squisitamente cinese della libertà in rete, ha posto seri freni alla diffusione delle reti Wi-Fi nel nostro bel paese. Tra le tante misure antiterroristiche contenute nel decreto, e approvate sull’onda della fobia che ha dilagato dopo gli attentati di Londra ad opera di Al Qaeda e quello dell’aeroporto di Barajas, dove morirono 191 persone, è interessante quella contemplata dall’Art.7, in materia di “Integrazione della disciplina amministrativa degli esercizi pubblici di telefonia e internet". Al comma 1 infatti si legge che "A decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto…chiunque intende aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche, deve chiederne la licenza al questore"1. Ma non è finita qui. Nel comma 4 “sono stabilite le misure che il titolare o il gestore di un esercizio in cui si svolgono le attività di cui al comma 1, è tenuto ad osservare per il monitoraggio delle operazioni dell'utente e per l'archiviazione dei relativi dati, anche in deroga a quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 122, e dal comma 3 dell'articolo 123 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, nonché le misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili.”2
E’ giusto ricordarli, gli articoli 122 comma 1 e 123 comma 3 del decreto legislativo 196/2003, meglio conosciuto come Testo Unico sulla privacy: nel primo si vieta "l'uso di una rete di comunicazione elettronica per accedere a informazioni archiviate nell'apparecchio terminale di un abbonato o di un utente, per archiviare informazioni o per monitorare le operazioni dell'utente”3 mentre il secondo assicura che “ Il fornitore di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico puo' trattare i dati… nella misura e per la durata necessarie a fini di commercializzazione di servizi di comunicazione elettronica o per la fornitura di servizi a valore aggiunto, solo se l'abbonato o l'utente cui i dati si riferiscono hanno manifestato il proprio consenso, che e' revocabile in ogni momento"4.
Ora la domanda sorge spontanea: quali sono i frutti prodotti dall’entrata in vigore di queste disposizioni, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale a priori e senza la minima forma di discussione pubblica? Si era pensato che i terroristi islamici potessero utilizzare Internet (e in particolare i cyber point gestiti da extracomunitari) per preparare eventuali attentati sul nostro territorio. Ma non è mai successo niente. E pensare che neanche in USA, dopo 11 settembre e Patriot Act, è prevista la registrazione obbligatoria di chi si connette.
Passiamo ad analizzare il costo del decreto Pisanu in termini di sviluppo tecnologico. Diamo un occhiata alla tabella sottostante5 :
L’Italia non figura tra i paesi più “cablati”, in virtù delle sue 4806 reti Wi-Fi citate sul blog dell’Espresso6, e perde nettamente il confronto con i nostri cugini d’oltralpe, dotati del quintuplo di hotspots. Persino la Svizzera, con i suoi 7 milioni e mezzo di abitanti e con una superficie di poco maggiore al Piemonte, riesce a fare meglio di noi. Di quanto il decreto Pisanu limiti la crescita imprenditoriale italiana hanno incominciato a rendersi conto anche numerosi esponenti del Popolo della Libertà. Così Roberto Cassinelli, deputato PdL e liberale doc: “In nessun Paese occidentale, neppure dove sono più rigorose le misure contro il terrorismo, è prevista una normativa tanto restringente in materia di identificazione di chi accede a Internet da postazioni pubbliche. E costringere chi vuole accedere a Internet a sottoporsi alla procedura oggi prevista è un enorme disincentivo all’utilizzo della Rete. Questa legge va cambiata, anche perché la crescita economica, sociale e culturale dell’Italia non può prescindere da una piena diffusione delle moderne tecnologie di comunicazione7” Queste le premesse che hanno portato verso la fine del 2009 alla stesura della cosiddetta “Carta dei Cento per il libero Wi-Fi” (consultabile integralmente su vari siti, tra cui segnaliamo www.sergiomaistrello.it) in cui per la prima volta si chiede al governo e al Parlamento di emancipare Internet da quella norma antistorica (a partire dal 31 dicembre 2009, speravano gli ottimisti), che penalizza ulteriormente il nostro Paese già molto indietro nella connessione al Web rispetto al resto d’Europa. Un’iniziativa, quella dei Cento, non di parte e voluta soprattutto da imprenditori del Web, blogger, scrittori e direttori di nuove testate online.
1. http://www.camera.it/parlam/leggi/05155l.htm
2. ibidem
3. http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/03196dl1.htm
4. ibidem
5. http://v4.jiwire.com/search-hotspot-locations.htm
6. http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/26/la-carta-dei-cento-per-il-libero-wi-fi/
7. L’Espresso, venerdì 19 dicembre 2009
8. www.robertocassinelli.it/pdl2962.pdf
289,834 reti Wi-Fi libere o a pagamento in 139 paesi
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Rank |
Countries |
Locations |
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1 |
69,757 |
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35,115 |
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3 |
28,041 |
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4 |
26,283 |
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5 |
14,759 |
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6 |
14,700 |
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7 |
12,815 |
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8 |
11,833 |
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9 |
7,124 |
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10 |
5,485 |